Soluzioni abitative Roma 2020

E’sempre stata nota la creativita’ che ha contraddistinto il popolo Italiano ed in particolare quella delle varie ondate migratorie che si sono insediate nelle periferie urbane , un esempio edificante e’ quello del dopoguerra nella zona dell’acquedotto Felice dal Quadraro al Mandrione .

Tor Fiscale
Intonaco e copertura
Modulo abitativo grande
Modulo abitativo piccolo
Composizione architettonica II ,
Vuoti e pieni
Tramezzo a tamponatura
Modulo abitativo con finestra
Recupero urbano ,intonaco e tracce della copertura in aggetto
Recupero funzionale
Fontana con affresco
Archeologia Recupero Creativita Abitazione
Pavimentazione detta a bollettonato
Muratura originale
Affresco post industriale
Affresco 2
Residui di rivestimento in maioliche eseguito a calce
Nicchia
Vandalismi moderni
Nicchietta funzionale
Scempio attuale
Appendi abiti o salumi
L’acqua veniva direttamente attinta dall’acquedotto sovrastante ancora funzionante da 2000 anni
Angolo cottura
Salottino ammobiliato
Cappella dedicata al culto della Vergine
Ingresso indipendente
Monolocale libero
Inizio via del Mandrione
Maestria muratoriale
Monolocali a schiera
L’arco detto di “Porta Furba” è una delle emergenze monumentali dell’Acquedotto Felice, eretto per volontà di Papa Sisto V (Felice Peretti) con lo scopo di rifornire d’acqua le zone dell’Esquilino, Quirinale e Viminale, allora prive di fornitura idrica. L’arco, che celebrava il passaggio dell’acquedotto su via Tuscolana, doveva essere stato iniziato da Matteo Bartolani da Castello e fu portato a termine probabilmente da Giovanni Fontana, che nel luglio 1586 gli subentrò nella direzione dei lavori. Costruito in conci di peperino e travertino, reca le epigrafi, scolpite su lastre di marmo, che celebrano la costruzione dell’intero acquedotto. Il nome popolare dell’arco deriva forse dalla presenza di ladri e briganti nella zona (da fur, “ladro” in latino) o dall’alterazione della parola “forma”, con cui da epoca medievale si indicavano gli acquedotti.
Ampliamento dell ‘arcata

Rumi wisdom

They asked Rumi, Persian spiritual master of the thirteenth century:
What is poison?

  • All that goes beyond what we need is poison. It can be power, laziness, food, ego, ambition, fear, anger, or anything else.
    What is fear?
  • The non-acceptance of uncertainty. If we accept uncertainty, it becomes an adventure.
    What is envy?
  • The non-acceptance of bliss in the other. If we accept it, it becomes inspiration.
    What is anger?
  • The non-acceptance of what is beyond our control. If we accept it, it becomes tolerance.
    What is hate?
  • The non-acceptance of people as they are. If we accept them unconditionally, then it becomes love.
    What is spiritual maturity?
    It’s when we stop trying to change others and focus on changing ourselves.
    It is when we accept people as they are.
    It is when we understand that everyone is successful from their perspective.
    It is when we learn to “let go”.
    It is when we are able to have “expectations” in a relationship, and we only give for the pleasure of giving.
    It is when we understand what we do, and we do it for our own peace.
    It’s when we lose the need to show the world how smart we are.
    It is when we stop seeking the approval of others.
    It is when we stop comparing ourselves to others.
    It is when we are at peace with ourselves.
    Spiritual maturity is when we are able to distinguish between “need” and “will” and we are able to let go of this will.
    And last and most important:
    Spiritual maturity occurs when we stop looking for “happiness” in material things. Jalal ad-Din Muhammad Rumi – 13th century
Design a site like this with WordPress.com
Get started